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Luglio 13, 2020
BusinessNews

La moda durante la crisi del Coronavirus

moda post Coronavirus

L’ondata di Covid-19 ha creato molte difficoltà anche per i brand famosi di tutto il mondo. A partire dal settore della moda fino a quello alimentare, dei trasporti aerei, della tecnologia e dell’energia. Sono tanti i grandi nomi di aziende vicini alla bancarotta, falliti o a rischio chiusura.

La crisi della moda nel mondo

La moda in America

Brooks Brothers, è la più antica catena di negozi al dettaglio d’America, simbolo della moda maschile, non ha resistito alla pandemia. La situazione economica si è aggravata con il blocco dei consumi a causa del lockdown ed ha costretto la società a presentare il Chapter 11. La norma della legge fallimentare statunitense per la bancarotta assistita.

Pizza Hut, altro colosso americano, ha presentato istanza di fallimento. La crisi del coronavirus ha creato un debito di un miliardo di dollari; al momento si spera nel subentro di nuovi gestori.

La moda in Italia ed in Spagna

L’azienda spagnola Zara, colosso del gruppo Inditex, ha affermato che durante la pandemia ha riscontrato una crescita delle vendite online. Per tale ragione e per la crisi economica, sono stati chiusi 1200 negozi tra Europa ed Asia. La vendita online ha rappresentato, durante il lockdown, la strategia vincente su cui le grandi aziende di abbigliamento hanno puntato.

Anche H&M chiude oltre 3500 negozi. Nel primo trimestre del 2020 la catena ha registrato un calo delle vendite del 23% mentre nei successi mesi di pandemia, il crollo è arrivato al 50%. Come Zara, anche H&M è rimasta in piedi grazie all’incremento delle vendite online che ha registrato un aumento del 40%.

Il brand di costumi Made in Italy Parah ha dichiarato fallimento ed è stata acquistata da Parahsol. Garantendo, in questo modo, l’attività del marchio e dei negozi.

Non solo la moda

Le Cirque du Soleil, ha dichiarato bancarotta secondo la normativa canadese. Il ceo Daniel Lamarre ha dichiarato la chiusura forzata di tutti gli spettacoli per il Covid-19. L’impresa è stata messa in vendita ed i nuovi azionisti dovrebbero acquisire quasi tutti gli asset. Mettendo in atto un un riassetto che prevederà una parte in cash, in debito e nuovo capitale per sostenere lavoratori e ripartire con i nuovi spettacoli.

moda spese Covid

Come hanno risposto i marchi dell’alta moda?

Le Camere Moda di Milano e Parigi hanno rassicurato pochi giorni fa che le presentazioni delle collezioni torneranno ad essere quelle di sempre già da settembre.

Non tutti però sono convinti di ciò. Infatti, Pitti Immagine salta tutto il 2020 e riparte direttamente dal 2021.
La prima fashion week digitale è stata quella di Shanghai ad aprile. Ha tenuto davanti allo schermo oltre 11 milioni di telespettatori e venduto oltre 2,8 milioni di dollari in merce durante il live streaming su Tmall, piattaforma di e-commerce del gruppo Alibaba.

Anche Milano è pronta a cimentarsi con il digitale a partire dal 14 luglio. Dolce&Gabbana presenterà nel campus dell’Ospedale Humanitas. Mentre Hermès, Dior e Louis Vuitton hanno già realizzato cortometraggi per la nuova collezione uomo/donna con i registri più famosi del momento e in ambientazioni da urlo.

 

Giorgio Armani al tempo del coronavirus

Giorgio Armani è sempre stato un personaggio in grado di reinventarsi e diversificarsi. Durante la crisi del Coronavirus ha donato le sue fabbriche di moda per creare mascherine e camici monouso da donare a medici ed infermieri. Nel febbraio 2020 durante la Milano Fashion Week e poco prima della diffusione del Covid in Italia, è stato il primo marchio ad optare per una sfilata a porte chiuse. Trasmessa in streaming per tutelare la salute degli ospiti che sarebbero dovuti essere presenti.

Oggi, postcovid, Armani annuncia che la produzione sarà ridotta per alzare ulteriormente la qualità dei capi e non solo, annuncia il lancio di un servizio di sartoria online per creare abiti personalizzati che mira a spostare il centro delle sfilate da Parigi a Milano, considerando che ve ne sarà un numero molto minore. L’aziende punta all’esclusività di questi eventi anche se i primi si svolgeranno a porte chiuse.

 

moda fase 3 armani dolce e gabbana

Tutto appare comunque straordinariamente confuso. Come cambierà la moda? Di certo il motore della moda sta cambiando marcia. Qualcuno dopo quanto successo vorrà ancora dedicarsi allo shopping? Cosa vorremmo indossare in futuro? Queste sono solo poche delle domande che gli stilisti in primis si stanno facendo per creare collezioni adatte alle richieste della clientela ed alla crisi sociale. Il calo delle vendite è infatti dato anche dal cambiamento negli interessi delle persone non più verso l’abbigliamento, bene secondario, ma verso i beni primari. La società, inoltre, sta attraversando una crisi economica che non permette più loro di poter spendere cifre esorbitanti o non per degli sfizi di lusso o di abbigliamento quotidiano che prima potevano permettersi.
La moda è stata creata per il futuro ed implica fiducia in quel futuro ed è proprio questo quello che vogliono trasmettere gli stilisti con le loro nuove collezioni postcodiv. Ci riusciranno?

 

 

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