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Settembre 8, 2020
Web

“Google maps hack”: come un artista ha ingannato le mappe di google con un carrello e 99 smartphone

google maps strade digitale

Recentemente, l’artista tedesco Simon Weckert ha notato qualcosa di insolito in una dimostrazione del May Day a Berlino: Google Maps ha mostrato che c’era un enorme ingorgo, anche se di fatto la strada non era trafficata. Ben presto, Weckert si rese conto che era stata la massa di persone, o più precisamente i loro smartphone, ad aver inavvertitamente ingannato Google a credere che ci fosse un ingorgo su una strada vuota.

Cosi ha deciso di ricreare lui stesso il medesimo scenario.

“La domanda era se fosse possibile generare una cosa del genere in modo molto più semplice”, dice Weckert. “Non ho bisogno delle persone”. Mi servono solo i loro smartphone”.

La sua perfomance

Il piano era semplice. Nel corso di una giornata, Weckert avrebbe camminato su e giù per una strada, per lo più a caso, trainando dietro di sé il suo carro pieno di smartphone. L’effetto non sarebbe stato istantaneo, ci sarebbe voluta circa un’ora per raggiungere i sistemi di Google Maps. Ma alla fine, inevitabilmente, Weckert era convinto che il suo carro avrebbe creato una lunga linea rossa nell’app, indicando che il traffico era rallentato fino a bloccarsi, anche se nella realtà non c’era affatto traffico. Aveva effettivamente ingannato il sistema facendogli credere che una serie di grandi autobus stavano percorrendo quella strada.

Come funziona Google maps

“I dati sul traffico in Google Maps vengono continuamente aggiornati grazie alle informazioni provenienti da una varietà di fonti, compresi i dati aggregati anonimi di persone che hanno attivato i servizi di localizzazione e i contributi della comunità di Google Maps”, ha detto Google in una dichiarazione. “Apprezziamo l’uso creativo di Google Maps in questo modo, perché ci aiuta a far funzionare meglio le mappe nel tempo”. L’azienda ha dichiarato anche che, pur avendo capito come distinguere tra auto e moto, non ha ancora trovato un modo per filtrare l’impostazione di Weckert.

L’etica oltre la performance

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“Quello che mi interessa davvero, in generale, è la connessione tra tecnologia e società e l’impatto della tecnologia, il modo in cui ci modella”, dice Weckert, che cita il filosofo Marshall McLuhan: Noi diamo forma ai nostri strumenti e poi i nostri strumenti danno forma a noi stessi. “In questo momento ho la sensazione che la tecnologia non si stia adattando a noi, è il contrario”.

Google Maps infatti, fornisce un esempio particolarmente illustrativo di questa relazione. Non solo è un sistema chiuso, con poca trasparenza su quali dati lo informano e su come vengono utilizzati, ma Google Maps dà anche una forma unica al mondo fisico. Se rileva un ingorgo, reale o artificiale, potrebbe reindirizzare i veicoli verso strade meno trafficate, mettendo a sua volta a dura prova infrastrutture che non sono state costruite per sopportare volumi extra.

Le mappe digitali, infatti, ci permettono in potenza di assorbire molte più informazioni rispetto a quelle tradizionali. Esse fanno da guida ad un universo di app che gli gravitano intorno (da Uber ai più comuni servizi di consegna cibo a domicilio) e che impattano direttamente sull’economia reale e sulla mobilità delle nostre città. In breve di loro, complice la fretta e la gratuità del servizio, ci fidiamo. Come ha dimostrato Weckert, a cui è bastato portare a spasso dei telefoni accesi per ingannare Google Maps, che ha creduto che a tanti apparecchi corrispondessero altrettante automobili.

“Vedo un conflitto piuttosto interessante tra infrastrutture, città e nuove tecnologie”, dice Weckert. “C’è un certo attrito tra di loro”.

Questo è in parte il motivo per cui Weckert ha trascorso parte del suo tempo su uno dei ponti di Berlino, dove spesso si verificano strozzature anche senza un’assistenza artistica.

Ma ha anche esplorato un altro strato dell’influenza di Google, facendo marciare il suo carro davanti alla sede centrale dell’azienda in città.

“Se ci si ferma lì davanti davanti, non ci si rende conto che quello è il quartier generale di Google”, dice Weckert. L’azienda aveva originariamente progettato di creare un campus tecnologico nel quartiere berlinese di Kreuzberg, ma dopo lunghe proteste della comunità, si è tirata indietro. Ha aperto il suo attuale ufficio poco più di un anno fa. “In pratica nessuno si è reso conto del fatto che Google sia arrivato a Berlino. La domanda cruciale è che cosa ne farà del quartiere”, dice Weckert, preoccupato che l’affitto e il costo della vita aumenteranno.

Weckert ha sempre esplorato il nesso tra digitale e fisico, cercando in questo caso di comprendere come Google Maps riesca a tracciare confini diversi a seconda di dove si vive – e di ciò che i governi preferiscano, raggiungendo con questa performance una significativa attenzione da parte del suo pubblico, dovuta in parte anche al fatto che questa è la prima volta che promuove qualcosa di tutto ciò al di fuori del suo sito web.

“Non sono un fan dei social media. Ho sempre cercato di starne fuori”, dice Weckert. “Sapevo però che questo progetto sarebbe diventato virale. Era chiaro fin dall’inizio”.

L’artista tedesco, postando il proprio lavoro su Twitter, ha infatti ottenuto in brevissimo tempo più di 14.000 retweet, che hanno reso la sua opera virale.

La performance sta attirando l’attenzione sicuramente perché è divertente,  ma serve anche a ricordare che i sistemi che la gente dà per scontato coinvolgono input e output, e che a volte noi stessi ne facciamo parte. Dimostra quanto sia semplice ingannare un prodotto in cui la gente ripone una grande fiducia e illustra come le mappe non siano neutrali, né nella loro creazione né nella loro interpretazione.

Niente male per una passeggiata con un carrello e qualche telefono.

 

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